La teoria dell’anima gemella

di Anna Fraddosio Commenta

Cos’è l’anima umana, se non una scintilla che alle origini si è staccata dal Divino e si è incarnata in un copro, e quindi, secondo questa teoria, ogni anima appartiene ad una “grande famiglia” con energie simili, che al principio erano uniti in un’unica energia.

Ecco, secondo la legge del Karma, da dove deriverebbe la teoria dell’anima gemella in principio questa particella di energia era formata da due poli opposti, uno maschile Yang e l’altro femminile Yin, prima di iniziare il cammino di evoluzione le due parti si sarebbero separate incarnandosi ognuna in corpi diversi, ma restando legate l’una all’altra da un filo “sottile”. Questo però non sta a significare che per forza lo yang si è incarnato nel corpo maschile e lo yin in quello femminile, ma può succedere anche il contrario, di conseguenza l’uomo avrà più energie femminili e la donna più energie maschili. Quello che ha importanza, che le due energie essendo in sinergia, contribuisco a far evolvere l’energia originaria.

Essi si perderanno, incarnandosi in molteplici corpi, e si ritroveranno nel corso dell’evoluzione, quando entrambi si saranno abbastanza evoluti da poter completare le due facce della stessa moneta, e poter ritornare all’energia cosmica da cui si sono staccati e cioè il Divino.

Ed è per tutto questo che le due mezze scintille non si incontrano, perché essi non vanno, quasi mai di pari passo con l’evoluzione, può essere che uno si evolvi prima dell’altro, cosi facendo, l’altra parte rimane indietro. Questo però non è di certo un male, l’evoluzione serve a far si che l’anima sperimenta ogni tipo di abbinamento con le varie anime, e quindi energie, arricchendosi di esperienze diverse, perchè anche dalle diversità che ogni anima può incontrare può imparare qualcosa. Può imparare infatti il dolore, il sacrificio le rinunce, può conoscere cosa è meglio per lei e cosa non lo è.

E’ quindi come se ogni incarnazione servisse all’anima per conoscere se stessa, un esempio pratico per meglio intenderci sarebbe quello di una persona che per tutta la vita ha avuto lo stesso compagno/a senza mai sperimentare altri tipi di rapporti e di persone, cosi facendo non sarà mai certa se la persona che gli è accanto è fatta davvero per lei, o se avrebbe cercato e sperimentato, sarebbe riuscita a trovare qualcosa di meglio.

Ed è quindi giusto che ogni anima abbia la possibilità di incontrare altre anime nel corso dell’esistenza, e solo quando l’anima sia abbastanza evoluta e capace di capire e conoscere se stessa, c’è la possibilità di incontrare l’anima gemella.

Questa teoria spiegherebbe anche quel senso di vuoto o di insoddisfazione che capita di provare talvolta pur amando qualcuno, lo si può, infatti, amare alla follia, dedicarsi a lui/lei con passione ed entusiasmo ma finire, col tempo, col provare comunque un senso di estraniazione o di incompletezza, come se mancasse sempre qualcosa.

Sicuramente un incontro tra anime gemelle è affascinante ed estasiante, persone che l’hanno sperimentato affermano di aver provato sensazioni ed emozioni mai nemmeno immaginate. È la “coppia perfetta”, l’esatto incastro delle due parti mancanti, la complementarità per eccellenza. Ma, cosí facendo, una volta che il puzzle è terminato ogni altra possibilità di apertura, ogni altra occasione creativa viene scartata e rimane un mero nutrimento basato sullo scambio di cognizioni simili se non identiche.

La tradizione vuole che l’incontro tra anime gemelle avverrebbe solo in determinati momenti o in determinate incarnazioni, dove le due parti della mezza mela abbiano raggiunto uno stadio spirituale abbastanza alto da eludere ogni rischio di annullamento reciproco.

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