Il pane dei morti: leggenda pugliese, III PARTE

di Anna Fraddosio Commenta

Il pane dei morti è una leggenda pugliese molto antica che ha davvero molto da insegnarci. Una leggenda lugubre che ci lascia qualcosa su cui riflettere, scopriamone insieme la terza parte.

Oggi riprendiamo a leggere dal punto dove abbiamo lasciato la leggenda pugliese intitolata “Il pane dei morti”. Una leggenda che sembra tanto una storia dell’orrore; la quale narra di un giovane fannullone che voleva diventare ricco senza sforzi alcuni e che per farlo ha derubato a dei poveri bambini morti la possibilità di varcare le porte del paradiso.

Il pane dei morti: leggenda pugliese, I PARTE

Il pane dei morti: leggenda pugliese, II PARTE

«Così va bene», disse l’ometto, «anche se tutto ciò è durato un po’ troppo a lungo. La colpa, però, è di Comare Morte, che è stata un po’ lenta in questi ultimi anni. Ma a questo non ci si poteva fare nulla. Ecco il denaro promesso. Quando lo avrai terminato, non avrai che da ritornare sotto ad una pianta di pioppo e dire: Anime, anime dei morticini, datemi ancora i vostri panini. E allora le foglie del pioppo cadranno a terra e quante foglie saranno cadute, tante monete tu potrai portare a casa».
Ciò detto, depose sull’erba la pesante borsa e scomparve come se la terra l’avesse inghiottito.
Il figlio del pastore col denaro ricostruì la sua casa come un castello. La sala grande splendeva sempre nel chiarore di mille candele e flauti e violini risuonavano nella notte. Pareva che un fiume di abbondanza si riversasse nel povero paese. Il padrone del magnifico castello era triste.
Ogni notte, quando l’ora dodicesima stava per scoccare, i servi portavano in sala, su piatti d’oro, cento panini e li allineavano silenziosamente sulla bianca tovaglia. I servi non mancavano mai di posare una brocca piena d’acqua. Diverse volte, gli ospiti avevano chiesto al padrone del castello il motivo di questa usanza; ma egli aveva scosso il capo e mormorato: «Questo è il pane dei morti». Non una parola di più.
Nessuno degli ospiti poteva toccare i pani e l’acqua, ma appena questa roba veniva messa in tavola, essi sapevano che quello era il segnale per cui dovevano cessare i canti e le risa. Allora gli ospiti si congedavano.
Per paura di ritornare povero, una sera egli si recò al boschetto dei pioppi vicino ad un ruscello, si fermò sotto le fronde e disse: Anime, anime dei morticini, datemi ancora i vostri panini.
Appena ebbe pronunciato quelle parole, un soffio di vento passò tra i rami degli alberi e una pioggia di foglie cadde a terra trasformandosi in grandi monete d’oro. Allora il figlio del pastore riempì di nuovo il borsellino e le tasche del suo abito e ritornò verso casa.

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