La leggenda del bambino fatato, III PARTE

di Anna Fraddosio Commenta

La leggenda del bambino fatato, I PARTE

La leggenda del bambino fatato, II PARTE

… Detto questo, un’altra porta del regno fatato si spalancò e la donna venne accompagnata in un grande salone: al centro era posta una tavola imbandita colma di cibo, vasi di fiori, piatti d’oro e coppe di cristallo ricolme di vino. L’uomo che si era finto il marito violento, accompagnò la donna a sedere, la donna ancora tremava di paura alla vista di quell’uomo che per lungo tempo l’aveva picchiata.


Le ordinarono di mangiare: “Mangia. Questa festa è stata preparata per te. Noi non possiamo toccarne, perché il cibo è stato salato.” Ed ella mangiò e bevve il vino rosso e mai in tutta la sua vita le furono servite tante portate buone e piacevoli a vedersi. Quindi, com’era giusto, a fine della cena ella si alzò e giunse le mani per ringraziare Dio. Ma essi la fermarono e la fecero sedere nuovamente.

“Hush!” dissero “quel nome non deve essere pronunciato qui!”

Vi fu un mormorio irritato nella stanza ma proprio in quel momento si udì della bellissima musica ed un canto simile a quello dei preti; la povera madre ne fu così incantata che cadde svenuta come se fosse morta. Quando si riprese, era pomeriggio inoltrato. Quando si riebbe era pomeriggio inoltrato e si ritrovò di fronte alla porta della sua casa. Suo marito uscì e la prese per mano, la portò in casa e là c’era il bambino più bello che mai, grazioso come un giovane principe.

Il marito emozionato le chiese dove fosse stata per tutto quel tempo, ma la donna confusa rispose

“Sono stata via solo un’ora a prendere il mio bambino che era stato rapito dalle Fate” rispose la donna.

“Un’ora!” disse il marito “sei stata via per tre anni con il tuo bambino! E quando siete spariti nella culla è stata lasciata una povera creaturina malaticcia al suo posto, più piccola di un fungo, ed io sapevo che era un sostituto fatato. Ma un giorno accadde che arrivò un sarto e si fermò per riposare; e quando il bambino, quella brutta cosina, lo vide, sedette quasi sul ciglio della culla e gridò:
“Vieni, ora, cosa stai guardando? Dammi quattro fili di paglia con cui giocare!”
Il sarto glieli diede ed il bambino suonò con essi la musica più dolce, come se fossero dei flauti, una musica così dolce che le sedie ed i tavoli cominciarono a danzare; quando si stancò ricadde nella culla e dormì.
“Ora, disse il sarto “questo bambino non è a posto, ma ti dirò cosa fare. Per cominciare fai un grosso fuoco.”

Così facemmo il fuoco; il sarto chiuse quindi la porta e prese lo sfortunato monello dalla culla, mettendolo a sedere sul fuoco. Non appena le fiamme lo lambirono, quello strillò e volò su per il camino, scomparendo e, quando avemmo bruciato tutto ciò che gli era appartenuto, fui certo che tu saresti tornata da me con il nostro bel bambino. Ed ora nominiamo il nome di Dio e facciamo su di lui il segno della croce, così la fortuna non cadrà mai più sulla nostra casa – mai più per sempre.”

E da quel giorno l’uomo e sua moglie vissero felici, il bambino crebbe e prosperò e divenne bello a vedersi e felice nella vita, perché era benedetto dalle Fate per salute, ricchezza e prosperità, proprio come la Regina delle Fate aveva promesso alla madre.

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