La fiaba dei ciechi e dell’elefante, III parte

di Anna Fraddosio Commenta

Oggi terminiamo il racconto della fiaba buddista che nei scorsi articoli abbiano iniziato a leggere. Una fiaba che ci fa capire quanto può essere importante ascoltare e accettare le opinioni degli altri senza dover per forza imporre le proprie. (Chi si è perso i precedenti articoli può cliccare sui link sottostanti).

La fiaba dei ciechi e dell’elefante, I parte

La fiaba dei ciechi e dell’elefante, II parte

[…] “Ogni cieco disse la sua; chi diceva una caldaia, chi un mantice, a seconda della parte dell’animale che gli era stata fatta toccare; un altro toccava la proboscide e diceva il ramo di un albero; per uno le zanne erano un aratro; per un altro il ventre era un granaio. Chi aveva toccato le zampe le aveva scambiate per le colonne di un tempio, chi aveva toccato la coda aveva detto la fune di una barca, chi aveva messo la mano sull’orecchio aveva detto un tappeto.

Ma quando ognuno incontrò l’altro dicendo quello a cui secondo lui somigliava l’animale si accese un’animata discussione, perché ognuno era convinto assolutamente di quello che aveva toccato e dell’idea che si era fatta sull’animale, e tutti restavano fermi sulle loro opinioni. Seppur il Re si divertì moltissimo a sentire quanta creatività potevano avere quegli uomini, decise che le discussioni potevano bastare, così intervenne dandoli un aiuto; a due a due li invitò a toccare quello che aveva toccato l’altro e a chiedergli a cosa assomigliasse. Si scoprirono così a sostenere ognuno la tesi dell’altro. Il Re poi li invitò a riunirsi tutti quanti di nuovo a discutere della loro idea, alla fine i ciechi furono così bravi da ottenere un’opinione comune su come era fatto l’animale e giunsero alla conclusione: era un mantice con un ramo di un albero nel mezzo e a lato un aratro con due tappeti sopra un granaio sostenuto da colonne e tirato da una fune di barca”.

Il saggio Maestro terminato di raccontare la storia disse: “Miei saggi discepoli voi fate la stessa cosa. Non sapete ciò che è giusto e ciò che è sbagliato ne ciò che è bene e ciò che è male e per questo litigate, vi accapigliate e vi insultate. Se ognuno di voi parlasse e ascoltasse l’altro contemporaneamente la verità vi apparirebbe come una anche se ha molte forme.”

Fine

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