La fiaba dei ciechi e dell’elefante, II parte

di Anna Fraddosio Commenta

Da secoli l’uomo per far valere le proprie idee e le proprie teorie ha fomentato polemiche che spesso sono sfociate in guerre sanguinarie, che hanno portato solo terrore e sottomissione, senza però ottenere ciò che voleva. A proposito di questo nello scorso articolo abbiamo iniziato a leggere una fiaba che viene raccontata dai monaci buddisti per sensibilizzare chi non riesce ad accettare l’idea altrui e vuole imporre la propria.


(Chi si è perso la prima parte può cliccare il link sottostante).

La fiaba dei ciechi e dell’elefante, I parte

[…] Tutti quei saggi e studiosi che litigavano e la città era in confusione totale, ma esisteva anche un saggio più saggio di tutti, che non si esprimeva mai, li osservava da lontano senza mai cadere nei facili tranelli delle discussioni, viveva in disparte con modestia ed era ben disposto ad accettare l’idea espressa dagli altri senza mai dire che fosse sicuramente sbagliata. La sua serenità lo rendeva agli degli altri il più saggio di tutti e il più rispettato. Così un giorno il saggio dei saggi decise di chiamare a rapporto tutti i suoi fratelli trovando assurdo che persone così intelligenti, sapienti e profondi non trovassero un modo per accordarsi e creare una teoria che accomunasse tutti i loro pensieri. Sapeva che anche ascoltando le teorie di tutti e dandone una sua non sarebbe servito a nulla così decise di raccontare una storia:

“In tempo molto antico esisteva un Re che mandò a chiamare tutti coloro che erano nati ciechi. Raccolti tutti in piazza i ciechi, il Re mandò a chiamare il proprietario di un elefante al quale ordinò di portare in piazza l’animale; riuniti tutti chiamò ad uno ad uno i ciechi dicendo loro: “Questo è un elefante, secondo te a cosa assomiglia?”. Tutti diedero una loro opinione…

La fine della storia nel prossimo articolo…

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