La fiaba dei ciechi e dell’elefante, I parte

di Anna Fraddosio Commenta

Da sempre l’uomo si è posto domande sull’Universo, su chi siamo e su dove andiamo. Tante sono state le supposizioni, supposizioni che dapprima erano solo idee ma che poi l’uomo ha voluto far diventare certezza. Ha lottato per le sue convinzioni, tanto lottato da fomentare guerre e costringere gli altri a seguire le proprie idee. Purtroppo l’uomo con il tempo non si è fatto più saggio e ancora oggi ci sono guerre a sfondo religioso per far avvalere le sue teorie sull’Universo.

A proposito di questo oggi vorrei farvi conoscere una “fiaba” che un saggio monaco buddista ha raccontato ai suoi fratelli monaci che, come l’uomo fa da secoli e secoli, non smettevano di litigare tra loro sulle teorie della Terra e dell’Universo.

La fiaba dei ciechi e dell’elefante

In India, nella città di Jetavana, in un parco di Anatapindika, molto tempo fa esistevano religiosi, dotti e scienziati che si incontravano per discutere su quesiti come; se la terra fosse piatta o tonda, o se girasse o restasse ferma, se l’universo fosse infinito o terminasse, se esisteva solo un Dio o molti, se esistesse una vita dopo la morte, o se gli animali avessero o meno un’anima. Ognuno aveva una sua teoria e una sua opinione che voleva far accettare agli altri e quindi discutevano animatamente, accapigliandosi e offendendosi. Discutevano e discutevano senza mai arrivare ad un punto d’incontro, ognuno voleva far valere la sua tesi senza nemmeno ascoltare la tesi dell’altro senza nemmeno prenderla in considerazione; così passavano giorni e giorni senza concludere assolutamente nulla.

Continua…

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